Trump vince ancora: cosa cambia per il web, i social e la comunicazione digitale
  • Copyright: N2H4 - Propellente per la mente

Donald Trump ha vinto le elezioni presidenziali americane del 2024 in modo netto, con una vittoria nei collegi elettorali che ha sorpreso anche molti dei suoi sostenitori più convinti. Kamala Harris ha ottenuto meno voti di Biden nel 2020 praticamente in ogni Stato chiave. I sondaggi hanno sbagliato ancora, nella stessa direzione di sempre: sottostimando il voto Trump.
Non è questo il luogo per analisi politiche approfondite — non è il nostro mestiere. Ma l'elezione del 45° e ora 47° Presidente degli Stati Uniti ha implicazioni concrete, dirette e immediate su quello che facciamo ogni giorno: il mondo digitale, i social media, le piattaforme tecnologiche, la comunicazione online.

 

X, Musk e il dividendo politico

Elon Musk ha scommesso pubblicamente e con entusiasmo su Trump: donazioni, presenze ai comizi, propaganda quotidiana su X, miliardi investiti nella campagna. Ha vinto la scommessa.

X — l'ex Twitter comprato da Musk nel 2022 — ha guadagnato una centralità politica nei mesi della campagna che neanche nei giorni migliori di Twitter aveva avuto. Non perché avesse più utenti: secondo tutti gli indicatori disponibili, la piattaforma ha perso utenti attivi dalla gestione Musk. Ma il ruolo di amplificatore del messaggio trumpiano è stato enorme, e Musk stesso è diventato un personaggio politico di primo piano, con la promessa (poi confermata) di guidare un nuovo "Dipartimento per l'Efficienza Governativa".

Per chi gestisce brand su X la domanda diventa sempre più pressante: la piattaforma che stiamo usando è ancora uno spazio neutro per la comunicazione aziendale, o è diventata un mezzo politicamente connotato che compromette il posizionamento del brand? Non è una domanda retorica. Alcune grandi aziende hanno già risposto riducendo drasticamente gli investimenti pubblicitari su X. Altre sono rimaste.
 

Meta cambia le regole dei fact-checker

A poche ore dalla vittoria di Trump, Mark Zuckerberg ha annunciato che Meta eliminerà i programmi di fact-checking su Facebook e Instagram negli Stati Uniti, sostituendoli con un sistema di "community notes" simile a quello di X. Una mossa che molti hanno letto come un segnale di allineamento con la nuova amministrazione.

La questione dei fact-checker è più complicata di come viene presentata. Da un lato, i sistemi di moderazione automatica hanno mostrato limiti evidenti, con falsi positivi che hanno penalizzato contenuti legittimi. Dall'altro, la rimozione di qualsiasi meccanismo di verifica delle informazioni su piattaforme che raggiungono miliardi di persone in una fase di proliferazione dei deepfake e dei contenuti AI-generati è, per usare un eufemismo, ottimistica.

Per chi fa comunicazione di brand in Italia, l'impatto diretto nel breve termine è limitato: i cambiamenti annunciati riguardano gli USA. Ma il segnale di direzione è chiaro: le grandi piattaforme stanno riducendo la moderazione e spostandola verso modelli comunitari. Meno controllo centralizzato, più rumore, più responsabilità sull'utente di verificare le fonti.
 

TikTok e il nodo della sicurezza nazionale

Una delle questioni più spinose del secondo mandato Trump sarà TikTok. L'app cinese era stata messa sotto esame bipartisan per le preoccupazioni sulla raccolta dati e l'influenza di ByteDance — la società madre con sede a Pechino — sul contenuto mostrato agli utenti americani. Una legge approvata a larghissima maggioranza dal Congresso imponeva la cessione di TikTok entro il 2025 o il ban dagli store americani.

Trump, paradossalmente, durante la campagna si è mostrato meno ostile a TikTok rispetto al primo mandato. La questione rimane aperta, ma influenzerà come i brand internazionali pianificano le strategie social su una piattaforma che potrebbe cambiare forma o scomparire dal mercato americano.

In Italia e in Europa TikTok è cresciuto in modo significativo come canale di comunicazione soprattutto per i brand rivolti a un pubblico giovane. Il rischio di una frammentazione dell'ecosistema social — con piattaforme diverse che operano in modo diverso nei diversi mercati — è reale e richiede strategie più flessibili.
 

Il ciclo delle news nell'era Trump 2.0

Il primo mandato Trump aveva già trasformato radicalmente il ciclo delle notizie: la comunicazione via tweet diretta bypassava i media tradizionali, il ritmo delle notizie si intensificava in modo che rendeva difficile per chiunque tenere il passo, la capacità di dominare il dibattito pubblico era assoluta.

Con X in mano al suo alleato più entusiasta e un'amministrazione avversa ai media tradizionali, questo schema si ripresenta amplificato. Per chi fa comunicazione — sia per brand che per organizzazioni — gestire la propria presenza informativa in questo ambiente richiede più competenza, più velocità di reazione e più chiarezza di posizionamento.


La nostra posizione

Prendiamo atto del risultato elettorale come di un dato di fatto e ragioniamo sulle implicazioni pratiche per il nostro lavoro. Non è il momento per tifare o per polemizzare: è il momento per capire come si è spostato il terreno e come adeguare le strategie.

Quello che è chiaro è che il 2024 ha confermato una tendenza: i social media non sono più piattaforme neutre di distribuzione di contenuti. Sono spazi politicamente connotati, dove le scelte dei proprietari riflettono visioni del mondo precise. Chi fa comunicazione deve tenerne conto, non ignorarlo.

Diversificare la presenza su più piattaforme, costruire canali diretti (newsletter, sito, community proprie) e non dipendere da un unico social per il rapporto con il proprio pubblico è un consiglio che diamo da anni. Mai come oggi è attuale.
 


ALTRI ARTICOLI


SOCIAL


 

Ne vuoi sapere di più?

Scrivi qui la tua email, ti contatteremo noi quanto prima e verrai inserito nelle newsletter in occasioni di:
sconti particolari, offerte speciali, eventi e social discussion.